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La Compagnia Ruzzante oggi è Alchèmia
Compagnia Teatrale Beolco Ruzzante

Angelo Beolco, detto Ruzzante

Angelo Beolco, detto Ruzante (o Ruzzante), è stato un attore, autore e capocomico padovano del Cinquecento, nato intorno al 1496 e morto a Padova il 17 marzo 1542. Scrisse e recitò commedie nel pavano, il dialetto rustico del contado padovano, dando voce ai contadini come nessuno aveva fatto prima. Dario Fo lo considerava il più grande autore di teatro del Rinascimento europeo prima di Shakespeare: da lui prese il nome la Compagnia Teatrale Universitaria Beolco Ruzzante di Padova.

Chi era Ruzante

Angelo Beolco nasce intorno al 1496 a Padova, anche se alcuni studiosi hanno ipotizzato Pernumia, nella campagna a sud della città, dove la famiglia aveva interessi e terreni. È figlio naturale di Giovan Francesco Beolco, medico e docente dello Studio padovano, e di una donna di nome Maria, probabilmente una domestica di casa. Questa nascita “a metà”, tra la borghesia colta della città universitaria e il mondo popolare, spiega bene lo sguardo doppio che attraversa tutta la sua opera.

Ruzante non è soltanto uno scrittore: è prima di tutto un uomo di scena. Scrive i testi, li dirige, li recita insieme a una piccola compagnia di amici e interpreta quasi sempre lo stesso personaggio, il contadino Ruzante, che finisce per dargli il nome d'arte. Il soprannome, secondo l'ipotesi più diffusa, rimanda al verbo “ruzzare”, cioè scherzare, giocare; ma Ruzante era anche un cognome presente nel contado padovano. Attore e maschera, persona e personaggio si confondono fin dall'inizio. Per questo gli storici del teatro lo considerano uno dei precursori della commedia dell'arte.

La vita tra Padova e Venezia

Gli anni giovanili di Beolco si svolgono tra Padova e Venezia, che allora governava la città e il suo territorio. Già intorno al 1520 è documentata una sua recita a Venezia, a Palazzo Foscari, e negli anni successivi Ruzante e i suoi compagni diventano ospiti ricercati delle Compagnie della Calza, le associazioni di giovani patrizi veneziani che organizzavano feste e spettacoli durante il Carnevale.

Dalla fine degli anni Venti il suo raggio si allarga a Ferrara, alla corte degli Este: tra il 1529 e il 1532 Ruzante porta le sue commedie nel Carnevale ferrarese, nello stesso contesto in cui Ludovico Ariosto curava gli spettacoli di corte. Recitare davanti ai duchi significa entrare nel circuito più raffinato del teatro rinascimentale italiano, con un repertorio che invece parla la lingua dei campi.

Il vero centro della sua vita resta però Padova, e in particolare la casa di Alvise Cornaro, il ricco nobile umanista che diventa suo amico e protettore. Per Cornaro, Ruzante è attore, autore e per un periodo anche amministratore delle terre. Beolco muore proprio a Padova, nella casa del patrono, il 17 marzo 1542, mentre si prepara a recitare nella Canace di Sperone Speroni, tragedia destinata all'Accademia degli Infiammati. Viene sepolto nella chiesa di San Daniele, dove una lapide lo ricorda ancora oggi.

Il pavano, la lingua di Ruzante

Il pavano è la parlata rustica del contado padovano del Cinquecento, diversa dal veneziano della Dominante e lontanissima dall'italiano letterario modellato su Petrarca e Boccaccio che in quegli anni diventava la norma. Ruzante sceglie questa lingua in modo consapevole: non per fare folclore, ma perché è la lingua vera dei suoi personaggi, contadini affamati, soldati sbandati, mogli inquiete.

Nei prologhi delle sue commedie difende il “naturale”, cioè l'idea che il teatro debba mostrare le cose come sono, senza imbellettarle. Contro l'artificio e l'imitazione dei modelli colti, Ruzante rivendica la forza di una lingua concreta, piena di corpo, di fame, di desiderio. Nelle sue commedie il pavano convive con il veneziano dei mercanti, il bergamasco dei facchini, il toscano dei letterati: una polifonia di voci che è già teatro.

Proprio questa scelta ha reso Ruzante difficile da leggere per secoli e ne ha ritardato la fortuna. Oggi le sue opere si leggono in edizioni con traduzione a fronte, la più importante delle quali è quella curata da Ludovico Zorzi per Einaudi nel 1967, la prima edizione completa del suo teatro.

Le opere principali

Il teatro di Ruzante copre una ventina d'anni di attività, dalla fine degli anni Dieci alla metà degli anni Trenta del Cinquecento. Le datazioni sono spesso approssimative, perché molte opere furono pubblicate dopo la sua morte e rielaborate più volte in scena.

Si possono riconoscere alcune fasi. Le prime opere, come La Pastoral e La Betìa, mescolano il mondo arcadico e quello contadino, con un gusto per la parodia e la farsa. Seguono i “dialoghi” in un atto, il Parlamento e il Bilora, testi brevi e durissimi sulla guerra, la miseria e la violenza, considerati da molti il vertice della sua scrittura. Le commedie della maturità, come La Moscheta e La Fiorina, costruiscono intrecci di amore e inganno nel mondo rurale padovano. Infine arrivano le rielaborazioni di modelli classici, come La Piovana e La Vaccària, tratte da Plauto, e L'Anconitana, più vicina alla commedia regolare.

Accanto al teatro, Ruzante scrisse anche due Orazioni in pavano rivolte ai cardinali Marco e Francesco Cornaro e alcune lettere in dialetto, testi che mostrano la sua capacità di usare la voce del contadino anche fuori dalla scena, per parlare ai potenti.

Alvise Cornaro, l'Odeo e la Loggia Cornaro

Alvise Cornaro (1484-1566) è una delle figure più originali del Rinascimento veneto: proprietario terriero, bonificatore, teorico dell'architettura e autore dei celebri Discorsi della vita sobria. Nella sua casa padovana, a pochi passi dalla Basilica di Sant'Antonio, raccoglie artisti, letterati e musicisti. Ruzante è parte stabile di questa cerchia.

Nel 1524 Cornaro fa costruire dall'architetto veronese Giovanni Maria Falconetto la Loggia, un elegante porticato ispirato all'architettura antica, pensato anche come fondale per le rappresentazioni teatrali: una delle prime realizzazioni moderne della scena all'antica. Poco dopo, sempre su progetto di Falconetto, sorge l'Odeo, un piccolo edificio destinato alla musica e alla conversazione, poi luogo di incontro dell'Accademia degli Infiammati.

Davanti alla Loggia, secondo la tradizione, Ruzante recitò le sue commedie per il padrone di casa e i suoi ospiti. Oggi Loggia e Odeo Cornaro, in via Melchiorre Cesarotti 37, fanno parte del patrimonio dei Musei Civici di Padova e sono visitabili: è il luogo più vicino, fisicamente, al teatro di Ruzante.

L'eredità: dalla riscoperta a Dario Fo

Dopo la sua morte, il pavano di Ruzante viene imitato da altri autori, ma per secoli la sua opera resta ai margini. Nell'Ottocento il francese Maurice Sand, nel suo studio Masques et bouffons (1860) dedicato alla commedia italiana, lo inserisce tra i padri della tradizione comica. La vera riscoperta arriva però nel Novecento.

Un passaggio decisivo avviene proprio a Padova, in ambito universitario. Gianfranco De Bosio, fondatore del Teatro dell'Università di Padova nel dopoguerra, il 30 novembre 1950 porta in scena La Moscheta per la prima volta nella lingua originale, con la consulenza filologica di Ludovico Zorzi e le maschere di Amleto Sartori. Da quel momento Ruzante torna nei cartelloni dei teatri italiani.

Il suo erede più famoso è Dario Fo, che lo ha sempre indicato come un maestro, insieme a Molière. Da Ruzante Fo dice di aver imparato a liberarsi della scrittura letteraria convenzionale e a costruire un linguaggio fatto di dialetti, suoni e ritmi, fino al grammelot. Nel discorso per il Premio Nobel per la letteratura del 1997 lo ha ricordato come il più grande autore di teatro che l'Europa abbia avuto nel Rinascimento prima di Shakespeare.

Perché una compagnia si chiamava Ruzzante

La Compagnia Teatrale Universitaria Beolco Ruzzante nasce a Padova nel 2012 da tre studenti dell'Università degli Studi di Padova che volevano recitare insieme e creare una realtà teatrale universitaria davvero accessibile a tutti. Partiti in otto, sono arrivati a coinvolgere più di cinquanta studenti tra sezione universitaria, sezione amatoriale (attiva dal 2018) e laboratori tecnici.

Scegliere il nome di Beolco significava scegliere un padovano, figlio di un docente dello Studio, che aveva fatto teatro con una compagnia di amici, scrivendo, dirigendo e recitando in prima persona: esattamente quello che un gruppo di studenti universitari voleva fare. Significava anche richiamarsi alla tradizione del teatro universitario padovano, che proprio con Ruzante aveva vissuto una delle sue stagioni più importanti nel secondo dopoguerra.

La compagnia ha poi scelto repertori molto diversi, da Aristofane a Pirandello fino a testi originali, ma lo spirito di Ruzante è rimasto: un teatro di gruppo, popolare nel senso migliore del termine, capace di far ridere e pensare insieme. Oggi quella storia continua in Alchèmia Associazione Culturale (alchemia.one), l'associazione nata dalla compagnia.

Le opere di Ruzzante

  • La Pastoral (1517-1520 circa)

    Probabilmente la prima opera di Ruzante: una parodia della favola pastorale in cui i pastori arcadici parlano in versi letterari, mentre il contadino Ruzante irrompe con il suo pavano affamato e concreto. Il contrasto tra i due mondi è già il cuore del suo teatro.

  • La Betìa (1524-1525 circa)

    Lunga commedia in versi ambientata nel contado padovano: il giovane Zilio corteggia la ritrosa Betìa, tra amici invadenti, matrimoni rustici e una libertà di linguaggio e di costumi che ancora oggi sorprende.

  • Il Parlamento de Ruzante che iera vegnù de campo (1529-1530 circa)

    Primo dei due “dialoghi”: Ruzante torna dalla guerra a Venezia, povero e malconcio, e cerca la moglie Gnua, che nel frattempo si è rifatta una vita. Un atto unico amarissimo sulla miseria del soldato contadino e sulla distanza tra le parole e la realtà.

  • Bilora (1528-1530 circa)

    Secondo dialogo: il contadino Bilora va a Venezia a riprendersi la moglie Dina, fuggita con un vecchio mercante veneziano. Tra fame, umiliazione e rabbia, la farsa si trasforma in tragedia: è uno dei testi più potenti del teatro cinquecentesco.

  • La Moscheta (1529 circa)

    La commedia più rappresentata di Ruzante: per mettere alla prova la fedeltà della moglie Betìa, Ruzante si traveste e parla “moscheto”, cioè un italiano affettato da cittadino. Ne nasce un intreccio di inganni con il compare Menato e il soldato bergamasco Tonin.

  • La Fiorina (1531-1532 circa)

    Breve commedia rustica sull'amore di Ruzante per la giovane Fiorina, contesa con un rivale: corteggiamenti, zuffe e accordi tra famiglie contadine raccontati con ritmo farsesco.

  • La Piovana (1532 circa)

    Rielaborazione del Rudens di Plauto trasportata nella campagna padovana, a Piove di Sacco: naufragi, riconoscimenti e servi astuti, con la struttura della commedia latina e le voci del contado veneto.

  • La Vaccària (1533 circa)

    Commedia ricavata dall'Asinaria di Plauto, ambientata a Padova: un giovane innamorato, un padre complice, servi pronti a truffare pur di procurare il denaro necessario. È il Ruzante più vicino alla commedia regolare.

  • L'Anconitana (1533-1535 circa)

    Commedia d'amore e travestimenti ambientata a Padova: accanto a giovani innamorati e a una ricca vedova di Ancona, Ruzante è il servo di un vecchio veneziano invaghito di una cortigiana. Un incrocio di lingue e registri che chiude la sua produzione teatrale.

Sulle tracce di Ruzzante a Padova

Loggia e Odeo Cornaro
In via Melchiorre Cesarotti 37, vicino alla Basilica del Santo. La Loggia, progettata da Giovanni Maria Falconetto nel 1524 per Alvise Cornaro, faceva da fondale agli spettacoli; secondo la tradizione Ruzante vi recitò le sue commedie. Oggi è gestita dai Musei Civici di Padova.
Chiesa di San Daniele
Nel centro di Padova, lungo via Umberto I. Qui fu sepolto Angelo Beolco: una lapide nella navata centrale ricorda ancora oggi il grande attore e autore padovano.
Palazzo del Bo e l'Università di Padova
La sede storica dello Studio padovano, dove insegnava il padre di Ruzante, Giovan Francesco Beolco, medico e docente. Dall'università padovana nasceranno, secoli dopo, sia la riscoperta novecentesca di Ruzante sia la compagnia universitaria che ne ha preso il nome.
Teatro Ruzante
In Riviera Tito Livio, nell'antica chiesa di San Giorgio: un teatro intitolato a Ruzante, oggi di proprietà dell'Università di Padova, che lo ha restaurato nel 2005 come sala da circa 236 posti.
Pernumia e il contado padovano
Il borgo a sud di Padova indicato da alcuni studiosi come possibile luogo di nascita o comunque legato alla famiglia Beolco. Le campagne della Bassa padovana sono il mondo dei contadini che parlano pavano nelle sue commedie.

Dal 2012 una compagnia di studenti padovani ha portato il suo nome sul palco. Scopri la storia della Compagnia Ruzzante.

Domande frequenti

Chi era Ruzante?

Ruzante è il nome d'arte di Angelo Beolco (Padova, 1496 circa, 1542), attore, autore e capocomico del Rinascimento. Scrisse e recitò commedie in pavano, il dialetto del contado padovano, interpretando il contadino Ruzante, ed è considerato uno dei precursori della commedia dell'arte.

Si scrive Ruzante o Ruzzante?

Entrambe le grafie sono in uso. Gli studiosi preferiscono Ruzante, con una sola zeta, mentre Ruzzante è la forma italianizzata più diffusa nell'uso comune: la compagnia universitaria padovana, per esempio, si chiamava Beolco Ruzzante.

Qual è l'opera più famosa di Ruzante?

La Moscheta è la commedia più rappresentata, mentre i due dialoghi, il Parlamento de Ruzante e il Bilora, sono considerati dalla critica i suoi capolavori per la forza con cui raccontano guerra, fame e violenza.

Che lingua parlano i personaggi di Ruzante?

Soprattutto il pavano, la parlata rustica della campagna padovana del Cinquecento. Accanto al pavano compaiono il veneziano, il bergamasco e l'italiano letterario, usati per caratterizzare i diversi personaggi.

Dove recitava Ruzante a Padova?

Soprattutto nella casa del suo protettore Alvise Cornaro, davanti alla Loggia progettata da Giovanni Maria Falconetto nel 1524. Loggia e Odeo Cornaro si trovano in via Cesarotti 37 e sono ancora visitabili.

Che cosa ha detto Dario Fo di Ruzante?

Dario Fo lo ha sempre indicato come suo maestro e, nel discorso per il Nobel del 1997, lo ha definito il più grande autore di teatro che l'Europa abbia avuto nel Rinascimento prima di Shakespeare, dedicandogli parte del riconoscimento.

Fonti
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Ruzante
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Angelo_Beolco
  • https://www.treccani.it/enciclopedia/angelo-beolco_(Dizionario-Biografico)/
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Loggia_e_Odeo_Cornaro
  • https://padovamusei.it/it/sedi-monumentali/loggia-odeo-cornaro/loggia-odeo-cornaro
  • https://ilbolive.unipd.it/it/news/universita-scuola/gianfranco-de-bosio-passione-teatro-inizia
  • https://www.sipario.it/attori/attoricd/item/1271-s-i-p-a-r-i-o-gianfranco-de-bosio.html
  • https://www.einaudi.it/catalogo-libri/poesia-e-teatro/teatro/teatro-ruzante-angelo-beolco-9788806089535/
  • https://www.nobelprize.org/prizes/literature/1997/fo/25808-dario-fo-discorso-del-nobel/
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Daniele_(Padova)
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Ruzante
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Canace_(play)
  • Archivio ruzzante.eu (Wayback Machine): pagine Home e Chi siamo

La storia continua con Alchèmia

Molti di noi sono ancora in scena. Dal percorso della Compagnia Ruzzante è nata Alchèmia, associazione culturale di Padova: spettacoli, laboratori e nuove produzioni.

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